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Il carattere della UIL

Il Sindacato delle persone

Dal Sindacato dei cittadini al Sindacato delle persone.

Essere il Sindacato delle persone significa raccogliere e rinnovare l’intuizione con cui la UIL, già nel 1985, parlò di Sindacato dei cittadini. Oggi quella prospettiva deve misurarsi con una società più frammentata e con trasformazioni che incidono in modo diseguale sulla vita quotidiana. Pandemia, inflazione, precarietà, transizioni energetica e digitale, crisi internazionali e arretramento dei servizi pubblici hanno mostrato una stessa frattura: il cambiamento pesa soprattutto su chi dispone di meno strumenti per difendersi. Per questo la UIL valuta le scelte pubbliche, economiche e produttive a partire dai loro effetti concreti sulle persone, sui loro bisogni, sulle loro attese e sulla possibilità reale di esercitare diritti e doveri.

Mettere al centro la persona significa allargare il campo della rappresentanza oltre la sola condizione professionale. Riguarda chi lavora, chi cerca un’occupazione, chi vive nella precarietà, chi è in pensione, chi affronta una fragilità, chi cerca rifugio dalle guerre o resta ai margini e nell’invisibilità istituzionale. La cittadinanza sociale non può essere data per scontata: esistono diritti riconosciuti dalla Costituzione che, per molte persone, restano incompiuti o difficili da raggiungere. Accade quando un salario non consente una vita dignitosa, quando una visita sanitaria viene rinviata per liste d’attesa insostenibili, quando la casa diventa un fattore di esclusione, quando il luogo in cui si vive determina opportunità diverse di istruzione, mobilità, assistenza e lavoro.

Il Sindacato delle persone agisce proprio nella distanza tra il diritto scritto e il diritto esigibile. Trasforma bisogni individuali in domande collettive, contrasta lavoro nero, caporalato, appalti opachi, contratti pirata, dumping e mancata sicurezza, difendendo insieme le persone, le imprese corrette, i territori e lo Stato. È un sindacato presente nei luoghi di lavoro e nelle comunità, capace di offrire tutela e servizi accessibili, ma anche di costruire partecipazione e responsabilità. Coniuga diritti e doveri, prossimità e dimensione globale, innovazione e rapporto umano. La sua forza non si misura soltanto negli iscritti, ma nei diritti che rende effettivi, nelle persone che riesce a far emergere dall’invisibilità e nella capacità di dare risposte nuove a bisogni vecchi e nuovi. Perché ogni contratto, vertenza e servizio ha senso soltanto se migliora concretamente la vita delle persone.

Laicità

Liberi da ogni condizionamento, vicini a ogni persona.

La laicità è il fondamento dell’autonomia della UIL. Significa essere un sindacato libero da appartenenze politiche, religiose ed economiche, capace di scegliere ogni giorno esclusivamente nell’interesse delle lavoratrici, dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati. Non ci riconosciamo in ideologie precostituite né in schieramenti, ma nei valori della Costituzione, della democrazia, della libertà e della giustizia sociale.

La nostra autonomia non è neutralità: è libertà di giudizio, capacità critica e responsabilità nelle scelte. Per queste ragioni la UIL è una casa aperta, nella quale culture, convinzioni, sensibilità e storie diverse possono convivere nel rispetto reciproco, trovando nell’uguaglianza dei diritti e nella dignità della persona il proprio punto di incontro. Essere laici significa ascoltare senza pregiudizi, rappresentare senza discriminazioni e decidere in piena indipendenza. Significa anche difendere il pluralismo e il confronto democratico, perché soltanto un sindacato libero può essere davvero al servizio di tutte e di tutti.

Ai nostri iscritti non chiediamo cosa votano, chi pregano e che gusti possano avere.

La nostra responsabilità è guardare il merito delle questioni, nell’interesse di chi rappresentiamo.

Riformismo

Il metodo del cambiamento possibile, allargando la sfera dei diritti.

Per la UIL il cambiamento non nasce dagli slogan, ma dalla capacità di trasformare le idee in risultati concreti. Il riformismo è il nostro modo di fare sindacato: contrattare, proporre, innovare e, quando necessario, modificare regole che non rispondono più ai bisogni delle persone e del lavoro, affiancando studi e ricerche reali. Difendiamo i diritti conquistati, ma non ci accontentiamo di conservarli. Vogliamo estenderli, renderli effettivi e adeguarli ai cambiamenti economici, sociali, tecnologici e demografici.

Essere riformisti significa unire visione e concretezza, ambizione e responsabilità, senza rassegnarsi all’esistente e senza affidarsi a soluzioni semplicistiche. Vogliamo un Paese che investa sul lavoro, sulla conoscenza, sulla formazione, sulla ricerca e sulla qualità dello sviluppo.

Troppo spesso si è abusato del termine riformismo per produrre meri provvedimenti di modifica, spesso socialmente peggiorativi.

Invece, il riformismo è un approccio alle questioni, un metodo costante, una lente sul cambiamento possibile. Ed è tale, solo se migliora la vita delle persone, riduce le disuguaglianze, rafforza la partecipazione e allarga il perimetro delle tutele.

Umanità e solidarietà

Le nostre direttrici valoriali.

La solidarietà non conosce confini geografici, culturali o sociali. Per la UIL ogni persona ha gli stessi diritti, ovunque viva, qualunque sia la sua origine, la sua condizione, il suo credo o il suo percorso di vita. Difendere il lavoro significa prima di tutto difendere la dignità umana, promuovere l’inclusione, contrastare ogni forma di discriminazione e costruire una società capace di non lasciare indietro nessuno. La solidarietà non è compassione né assistenza occasionale: è responsabilità reciproca, sostegno concreto e riconoscimento di un destino comune. Questo impegno riguarda chi lavora, chi ha perso il lavoro, chi vive nella precarietà, chi migra, chi fugge da guerre, persecuzioni, fame e povertà.

La nostra idea di solidarietà si estende oltre i confini nazionali. La UIL sostiene la cooperazione tra i sindacati, la difesa universale dei diritti umani e del lavoro, la pace, il dialogo tra i popoli e la condanna di ogni forma di violenza, sfruttamento e oppressione. Crediamo in un sindacalismo europeo e internazionale capace di unire le persone, contrastare il dumping sociale e difendere chi è più esposto. Perché non può esserci giustizia sociale in un solo Paese e non può esserci progresso senza umanità.

Rivendicare

Liberi da ogni condizionamento, vicini a ogni persona.

Rivendicare significa rifiutare l’idea che salari insufficienti, precarietà, discriminazioni, disuguaglianze e insicurezza possano diventare la normalità. Significa prendere posizione, indicare con chiarezza ciò che deve cambiare e costruire la forza collettiva necessaria per ottenere risultati. La UIL rivendica il valore del lavoro, la dignità delle persone, retribuzioni adeguate, contratti rinnovati, occupazione stabile, servizi pubblici efficienti, equità fiscale e una distribuzione più giusta della ricchezza prodotta.

Rivendicare non significa limitarsi a protestare né avanzare richieste senza assumersi responsabilità. Significa trasformare bisogni spesso individuali e frammentati in obiettivi comuni, proposte concrete e vertenze capaci di produrre cambiamenti. Lo facciamo attraverso la contrattazione, il confronto, la partecipazione e la proposta, senza rinunciare alla mobilitazione e al conflitto democratico quando il dialogo non porta risposte o quando vengono messi in discussione diritti fondamentali. La UIL è un sindacato disponibile al confronto, ma non alla rinuncia. Non si rassegna, non arretra di fronte alle ingiustizie e non considera inevitabile ciò che può essere cambiato. Ogni conquista nasce dall’organizzazione, dalla partecipazione e dalla determinazione delle persone che scelgono di agire insieme.

Rivendicare è l’essenza del Sindacato.

Prima la vita

Nessun lavoro vale una vita.

La vita viene prima di tutto: prima della produzione, del profitto, delle scadenze e di qualsiasi convenienza economica. Per la UIL la salute e la sicurezza sul lavoro sono diritti fondamentali e indisponibili, non costi da ridurre né adempimenti da assolvere formalmente. Ogni morte, ogni infortunio e ogni malattia professionale rappresentano una ferita per le famiglie, per le comunità e per l’intero Paese. Non possiamo accettare che uscire di casa per lavorare significhi esporsi al rischio di non tornare o di compromettere per sempre la propria salute.

La sicurezza richiede prevenzione, formazione vera, organizzazione del lavoro, investimenti, controlli efficaci e responsabilità precise. Serve una cultura della sicurezza che entri nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nella coscienza collettiva. L’obiettivo della UIL è zero morti sul lavoro. Non è un’espressione simbolica, ma un impegno quotidiano e una battaglia di civiltà. Perché il lavoro è dignitoso soltanto quando tutela la vita, la salute e il futuro delle persone.

Sostenibilità sociale

Il futuro è sostenibile solo se non lascia indietro le persone.

Non esiste sviluppo se produce nuove disuguaglianze, impoverisce il lavoro o abbandona interi territori. Per la UIL la sostenibilità deve essere ambientale, economica e soprattutto sociale. Significa creare occupazione di qualità, redistribuire opportunità e ricchezza, investire nelle persone e garantire che le grandi trasformazioni del nostro tempo siano governate con giustizia. La transizione ecologica, quella digitale e i cambiamenti demografici non possono essere lasciati esclusivamente alle logiche del mercato né tradursi nella perdita di posti di lavoro, nella riduzione dei diritti o nell’aumento delle distanze sociali.

Innovazione, competitività e crescita hanno valore solo se migliorano la vita delle persone, rafforzano il sistema produttivo, tutelano l’ambiente e rendono più solidi i servizi pubblici. Per queste ragioni servono investimenti, formazione continua, politiche industriali, contrattazione e partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori alle scelte che determinano il futuro delle imprese e dei territori. Sostenibilità sociale significa garantire salute, istruzione, casa, previdenza e pari opportunità, senza trasferire i costi del cambiamento sulle fasce più fragili. Per la UIL una transizione è davvero giusta solo quando nessuno viene sacrificato e quando il progresso economico procede insieme alla dignità del lavoro e alla coesione della società.

La UIL è nata per volontà di un gruppo di uomini portatori di comuni idealità, capaci d’individuare obiettivi conseguibili dotandosi di una moderna organizzazione democratica, indipendente, autonoma e socialista nei fini.

Il DNA della UIL parte, quindi, da lontano: esso è composto da nucleotidi inconfondibili presenti in alcuni fin dalla loro oppositione al regime fascista, rafforzatisi in altri dall’impegno nella Resistenza e in altri ancora consolidatisi nell’attività sindacale svolta nella Confederazione unitaria. Uomini che hanno trasfuso nell’organizzazione i principi perseguiti da Filippo Turati, il capo riconosciuto dei riformisti, in congiunzione con le idealità di un altro grande padre della patria: Giuseppe Mazzini, il cui pensiero è sempre stato di straordinaria attualità.

Turati e Mazzini sono due giganti che hanno, in campo politico, influenzato le scelte ideali di coloro che hanno fatto e guidato la UIL, così come Bruno Buozzi ne è stato l’esempio da seguire in quello sindacale, divenendo permanente punto di costante riferimento di molti uomini di prestigio presenti fra i fondatori della UIL e nei dirigenti che si sono succeduti nell’organizzazione.

Il patrimonio ideale della UIL ha trovato un forte arricchimento nel movimento azionista, negli insegnamenti dei fratelli Carlo e Nello Rosselli e giovamento dalla vicinanza politica di grandi uomini della cultura, come Leo Valiani e Ignazio Silone.

Un sostegno che si è integrato perfettamente con il modello di sindacato idealizzato da Bruno Buozzi, alla cui edificazione aveva profuso tante delle sue energie e alla cui opera solo la sua uccisione aveva impedito il completamento.

Quel Bruno Buozzi che Giuseppe Di Vittorio, nel discorso fatto in occasione dell’inaugurazione del monumento dedicato all’esponente socialista al cimitero del Verano l’11 marzo 1945, riconobbe come il vero capo della CGIL con queste parole: “Buozzi è stato tolto con violenza alla CGIL della quale egli sarebbe stato il capo naturale”. Non fu da meno il riconoscimento fatto dal capo della corrente democristiana, Achille Grandi, il quale affermò che in Buozzi “noi tutti vediamo, senza nessuna distinzione di parte, il capo maggiore dell’organizzazione sindacale italiana.”

Questi giudizi e riconoscimenti ci inorgogliano perché sono espressi nei confronti del nostro padre putativo sindacale, entrato stabilmente nel DNA dell’organizzazione. Tutto ciò ci fa affermare senza alcun dubbio che il DNA della UIL si è formato da un insieme di contributi sindacali, culturali e politici di assoluto valore.

Disponendo di un tale patrimonio la UIL, fin dalla sua nascita il 5 marzo 1950, diede vita ad un’organizzazione laica e indipendente che rifiutava le egemonie partitiche nel sindacato, così come di essere solo uno strumento “che esaurisce le sue funzioni nelle rivendicazioni salariali e nella regolamentazione dei diritti e doveri dei lavoratori in fabbrica o nella azienda”, ma bensì con l’autonomia di divenire una Confederazione capace di affrontare “tutti i problemi che investono direttamente o indirettamente gli interessi della classe lavoratrice”, in modo da non lasciare “alla sola iniziativa parlamentare e dei partiti politici di occuparsi dei suoi problemi, ma di affrontarli sostenuti dal sindacato con l’eventuale appoggio dei partiti senza però vincolare la sua azione a questo o quel partito”.

Una posizione fondamentale che inciderà sul mantenimento del ruolo sindacale dell’organizzazione e ne ispirerà molta parte della politica rivendicativa.

I padri fondatori della UIL, qualunque fosse la loro provenienza o estrazione politica (sindacalisti del pre-fascismo, socialisti, socialdemocratici, azionisti, repubblicani o altro), trassero dalla fusione dei valori fondamentali di cui erano portatori l’energia necessaria per lanciare l’organizzazione e farla conoscere ed apprezzare come nuovo modello di sindacato.

Il 5 marzo 1950 la UIL nacque con la partecipazione di 253 delegati, in rappresentanza di migliaia di dirigenti organizzati e presenti nella periferia, tutti decisi a compiere una scelta organizzativa in grado di offrire ai lavoratori un’organizzazione libera dall’egemonia delle due maiores forze politiche dominanti all’interno della CGIL (i comunisti) e della CISL (i democristiani); un sindacato che, forte delle sue radici, delle sue idealità e della sua coerenza, sapesse coniugare con esse l’attualità del momento ed elaborare le linee strategiche della sua azione futura.

È possibile riscontrare il conseguimento del massimo risultato seguendo, oltre che la storia e gli avvenimenti succedutisi in oltre sessant’anni di vita, il percorso congressuale anche solo nella sinteticità dei motti che hanno contraddistinto le diverse assise, per rendersi conto di quanto siano state rigorosamente seguite le scelte compiute all’atto della fondazione.

Dall’enunciazione molto forte del secondo e terzo congresso “Pace Libertà Lavoro” e “I nuovi strumenti di lotta, più ampie prospettive per la classe operaia”, con il quarto, quinto e sesto congresso ci si immerge sempre di più nell’attualità delle scelte di fondo decise dall’organizzazione con “La programmazione rafforza l’azione sindacale e ne garantisce l’efficacia”, proseguendo con “Un sindacato forte per una società giusta” e con il richiamo ai valori dell’unità di “L’unità della UIL per l’unità di tutti i lavoratori”. I quattro congressi successivi sono stati tutti incentrati sul nuovo modo di essere del sindacato: “Partecipare per cambiare”“Dall’antagonismo al protagonismo”“Volgersi al nuovo” e “Far funzionare l’Italia”; questi, più di altri, rappresentano in chiave moderna la trasposizione ideale di Bruno Buozzi.

Negli ultimi cinque Congressi la UIL ripropone con forza la centralità del lavoro e del sindacato (altri temi tanto cari e sempre presenti nel pensiero e nell’azione di Bruno Buozzi) con “I diritti del lavoro, il lavoro per lo sviluppo”“…più sindacato”“Più valore al lavoro”“Il lavoro vera ricchezza del Paese” e, con l’ultimo congresso, ribadisce il riconoscimento pieno del riformismo quale azione indispensabile per realizzare una società più giusta nel quadro di un costante progresso democratico, civile e sociale, con “UIL il domani riformista”.

Questa rapida e sintetica carrellata consente di affermare quanto la UIL non solo sia rimasta legata alle proprie origini interpretando l’attualità, ma soprattutto abbia saputo adeguare la sua azione ai cambiamenti, spesso riuscendo ad anticiparli.

Dalla storia, ed ancor più dalla cronaca degli ultimi congressi, si evince come e quanto la UIL, ponendo al centro della sua azione il lavoro come valore assoluto e vera ricchezza per il Paese, ritenga il riformismo quale unica via per lo sviluppo e la piena valorizzazione di tutta la società.

È l’affermazione di quel DNA che i laici e i riformisti hanno saputo trasmettere e che i continuatori non mancheranno, a loro volta, di passare a coloro che seguiranno, garantendo il mantenimento del progressivo sviluppo dell’organizzazione.

Primo Congresso Confederale – Roma, 6-8 dicembre 1953

Dal 6 all’8 dicembre 1953 si tenne, a Roma, il Primo Congresso Confederale “Pace, Libertà, Lavoro”, che elesse Italo Viglianesi segretario generale della Uil. Il Congresso approvò la linea sindacale seguita dalla Uil, schierata “contro l’offensiva combinata della classe padronale e del comunismo”. Sono questi gli anni difficili della guerra fredda e della campagna per la produttività nella cornice del Piano Marshall per la ricostruzione dell’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Accanto a Viglianesi membri della segreteria confederale erano: Bacci, Cariglia, Corti, Raffo, Rossi, Sommovigo e Vanni.

Terzo Congresso Nazionale – Firenze, 9-12 febbraio 1958

Dal 9 al 12 febbraio 1958 si tenne, a Firenze, il Terzo Congresso Nazionale (“Nuovi strumenti di lotta, più ampie prospettive per la classe operaia”). La mozione finale del Congresso individuava come problemi principali del Paese quello dello sviluppo occupazionale, delle riforme di struttura dell’economia, dell’unità dei lavoratori, dei condizionamenti della politica internazionale e dello sviluppo delle partecipazioni statali. Il problema di fondo era quello di salvaguardare i diritti dei lavoratori negli anni del boom economico che, in realtà, non risolse gli squilibri strutturali del Paese a cominciare dalla forbice nord-sud. La segreteria eletta dal Congresso era composta da Viglianesi, Bacci, Benevento, Corti, Dalla Chiesa, Raffo, Rizzo (sostituito poi da Gatti), Simoncini e Vanni.

Quarto Congresso Nazionale – Montecatini, 29 febbraio – 4 marzo 1964

A Montecatini, dal 29 febbraio al 4 marzo 1964, la Uil svolse il Quarto Congresso Nazionale con lo slogan “La programmazione rafforza l’azione sindacale e ne garantisce l’efficacia democratica”. Sono gli anni del centro-sinistra che tenta di dare risposte concrete alla necessità di risolvere gli squilibri strutturali persistenti. Il congresso considerò pregiudiziale ad ogni effettivo progresso del paese il rafforzamento del potere contrattuale del sindacato. La segreteria confederale eletta dal congresso era composta da Viglianesi, Benevento Benvenuto Silvio, Corti, Dalla Chiesa, Raffo, Ravenna, Rossi, Simoncini, Tisselli e Vanni.

Quinto Congresso Nazionale – Chianciano, 27-31 ottobre 1969

Il Quinto Congresso della Uil, svolto a Chianciano dal 27 al 31 ottobre 1969 (“Un sindacato forte per una società giusta”), in pieno autunno caldo, elesse Italo Viglianesi presidente della segreteria nazionale della Uil, della quale erano segretari generali Lino Ravecca, Ruggero Ravenna e Raffaele Vanni. Membri della segreteria confederale erano: Benevento, Berteletti, Cesare, Dalla Chiesa, Rossi, Simoncini, Sommi, Tisselli e Torda. La Uil riformava la sua struttura e rinnovava i propri organigrammi adeguandosi ai mutamenti in corso nella società e nel mondo del lavoro.

Comitato Centrale – 27 ottobre 1971

Il comitato centrale del 27 ottobre 1971 elesse Raffaele Vanni segretario generale della Uil. Membri della segreteria erano: Benevento, Berteletti, Bonino, Cesare, Manfron, Muci, Ravecca, Ravenna, Rossi, Simoncini e Torda. Il 24 luglio 1972 Cgil, Cisl e Uil ratificarono il patto federativo: nasceva la Federazione Cgil-Cisl-Uil.

Sesto Congresso Nazionale – Rimini, 21-25 marzo 1973

Dal 21 al 25 marzo 1973 si tenne, a Rimini, il Sesto Congresso nazionale Uil, il tema era: “L’unità della Uil per l’unità di tutti i lavoratori”. Il Congresso affrontò il dibattito relativo al processo unitario ed elesse la nuova segreteria confederale, composta da Vanni, Benevento, Berteletti, Manfron, Muci, Querenghi, Ravecca, Ravenna, Rossi, Rufino e Torda. Rappresentanti della Uil nella segreteria della Federazione Cgil-Cisl-Uil erano: Vanni, Ravecca, Ravenna, Rossi e Rufino. Sono questi gli anni del “pansindacalismo” ma anche gli anni difficili del terrorismo e della strategia della tensione.

Comitato Centrale – 30 settembre 1976

Il comitato centrale della Uil, il 30 settembre 1976, elesse segretario generale della Uil Giorgio Benvenuto.

Settimo Congresso Nazionale – Bologna, 29 giugno – 3 luglio 1977

Il Settimo Congresso della Uil, svolto a Bologna dal 29 giugno al 3 luglio del 1977 (“Partecipare per cambiare”), confermò Benvenuto alla segreteria generale ed elesse gli altri membri della segreteria confederale: Bugli, Buttinelli, Luciani, Manfron, Ravecca, Ravenna, Rossi, Torda, Vanni e Zoni. Lo slogan del Congresso era: “Un sindacato di partecipazione per l’unità tra i lavoratori, i giovani, le donne, i disoccupati”. Il tema della partecipazione del sindacato era rivendicato come momento essenziale per il cambiamento del Paese.

Ottavo Congresso Nazionale – Roma, 10-14 giugno 1981

Dal 10 al 14 giugno 1981, a Roma, si tenne l’Ottavo Congresso nazionale della Uil “Dall’antagonismo al protagonismo”. La Uil rivendicava il passaggio dall’antagonismo al protagonismo ed elesse la nuova segreteria composta da Benvenuto, Agostini, Bugli, Della Croce, Galbusera, Izzo, Larizza, Liverani, Luciani, Mattina, Mucciarelli e Sambucini. La Uil si schierò sostanzialmente contro la modifica degli automatismi salariali, ma la difficile congiuntura internazionale contribuì a determinare il rischio di una elevata inflazione e si fece sempre più evidente la necessità di adottare una politica dei redditi che consentisse di affrontare organicamente i problemi dell’economia. A causa del “taglio” della scala mobile e delle polemiche innescate da un referendum richiesto dal Pci per l’abolizione del provvedimento, nel 1984, venne sciolta la Federazione Cgil-Cisl-Uil.

Nono Congresso Nazionale – Firenze, 26-30 novembre 1985

Il Nono Congresso di Firenze (26-30 novembre 1985) sancì una nuova stagione per la Uil, lo slogan significativamente era: “Volgersi al nuovo”. In questa occasione la Uil si dichiarò “il Sindacato delle Persone”, valorizzando il ruolo del sindacato anche fuori dal luogo di lavoro, per la difesa dei diritti dei lavoratori anche quando non lavorano. La Uil aveva già affrontato importanti inchieste sulle disfunzioni del Paese, tra le quali si segnala quella sul fisco “Io pago le tasse, e tu?” In questo modo la Uil dava una risposta concreta alla crisi che il sindacalismo stava vivendo e si proponeva come soggetto di una politica di concertazione che poteva dare buoni risultati per il Paese.

Decimo Congresso Nazionale – Venezia, 23-28 ottobre 1989

Al termine del Decimo Congresso nazionale, svolto a Venezia dal 23 al 28 ottobre 1989, (slogan del Congresso: “Far funzionare l’Italia”) Giorgio Benvenuto venne confermato alla guida della Uil, in linea con la politica del Sindacato delle Persone e del ruolo concertativo e partecipativo dell’organizzazione sindacale.

Cambio al Vertice – Febbraio 1992

Nel febbraio del 1992 è diventato segretario generale della Uil Pietro Larizza.

Undicesimo Congresso Nazionale – Roma, 3-8 maggio 1993

L’Undicesimo Congresso Nazionale (Roma, 3-8 maggio 1993) aveva come slogan: “I diritti del lavoro, il lavoro per lo sviluppo” e confermò Larizza alla guida della Uil. Nella relazione introduttiva Larizza chiese un “contratto per lo sviluppo”, un contratto per il risanamento e l’allargamento della base produttiva, coinvolgendo operativamente tutti i settori che debbono concorrere per lo sviluppo dell’azienda Italia. Un contratto per far funzionare l’Italia.

Dodicesimo Congresso Nazionale – Bologna, 4-8 febbraio 1998

Dal 4 all’8 febbraio 1998 si è svolto a Bologna, il Dodicesimo Congresso della UIL. Significativo lo slogan: “… più sindacato”. 1024 i delegati, 71 le delegazioni straniere, 66 i giornalisti accreditati. Il Congresso approva la nuova bandiera (che dal tradizionale rosso passa all’azzurro con un esplicito richiamo ai colori dell’Europa unita che la UIL, da sempre sostiene) e conferma Pietro Larizza alla guida dell’organizzazione.

50° Anniversario – 5 marzo 2000

Il 5 marzo 2000 la Uil ha celebrato il 50° anniversario della Fondazione. Una grande festa al Palazzo dei Congressi di Roma ha confermato la validità e l’attualità dei valori sui quali nacque l’organizzazione.

Comitato Centrale – 13 giugno 2000

Il Comitato centrale del 13 giugno ha eletto Luigi Angeletti Segretario generale, a seguito delle dimissioni di Pietro Larizza nominato Presidente del Cnel. La nuova Segreteria Uil risulta così composta: Angeletti, Musi, Barbagallo, Canapa, Foccillo, Loy, Lotito, Pirani, Santini, Vercesi e Carannante (tesoriere).

Tredicesimo Congresso Nazionale – Torino, 3-6 marzo 2002

Dal 3 al 6 marzo 2002 si è svolto a Torino, il Tredicesimo Congresso della UIL. Lo slogan era: “Più valore al lavoro”. I temi principali, trattati con l’obiettivo di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori, sono: l’Europa e l’euro, il federalismo, il nuovo sistema politico e il governo della globalizzazione. La Uil lancia quindi una proposta di un patto volto a valorizzare il lavoro; si tratta soprattutto di un patto per lo sviluppo del Mezzogiorno.

Quattordicesimo Congresso Nazionale – Roma, 25-28 giugno 2006

Dal 25 al 28 giugno 2006 si è svolto a Roma, il Quattordicesimo Congresso della UIL. Lo slogan recitava: “Il lavoro vera ricchezza del Paese”. Al centro il tema della sicurezza sul lavoro. Luigi Angeletti inizia la propria relazione, infatti, con queste parole: “Basta con gli incidenti sul lavoro, è un dramma che non possiamo più accettare”. Tra gli intenti principali del Congresso c’è quello di porre l’accento sulla crescita dell’economia. Equità, sviluppo, giustizia sociale ed efficacia economica sono i punti cardine del Congresso.

Quindicesimo Congresso Nazionale – Roma, 2-4 marzo 2010

Dal 2 al 4 marzo 2010 si è svolto il Quindicesimo Congresso della Uil. Lo slogan recitava: “Uil, il domani riformista”. Il Congresso si tiene durante una forte crisi economica, iniziata due anni prima. L’obiettivo della Uil è salvare l’occupazione e restituire dignità alle persone. Per la Uil sussidiarietà e bilateralità sono i pilastri su cui fondare e costruire il futuro occupazionale.

Sedicesimo Congresso Nazionale – Roma, 19-21 novembre 2014

Dal 19 al 21 novembre 2014 si è svolto il Sedicesimo Congresso della Uil. “Lavoro, voglia di riscatto” è lo slogan scelto per l’occasione. Il Congresso, di fatto, segna il passaggio della segreteria generale di Luigi Angeletti a quella di Carmelo Barbagallo. Crisi economica e disoccupazione sono solo alcuni dei temi affrontati. Nel confronto con il governo la Uil è pronta a trovare soluzioni adeguate ai problemi dei lavoratori, ma anche dei cittadini.

Diciassettesimo Congresso Nazionale – Roma, 21-23 giugno 2018

Dal 21 al 23 giugno del 2018 si è svolto il Diciassettesimo Congresso della Uil. Lo slogan recitava: “Con equilibrio nella direzione giusta”. Per la prima volta nella storia della Uil la composizione del vertice dell’Organizzazione vede una strutturazione paritetica: tre uomini e tre donne. Quindi affiancano Barbagallo: Pierpaolo Bombardieri, Domenico Proietti, Antonio Foccillo, Tiziana Bocchi, Silvana Roseto e Ivana Veronese. Benedetto Attili è il tesoriere della UIL.

Diciottesimo Congresso Nazionale – Bologna, 13-15 ottobre 2022

Dal 13 al 15 ottobre del 2022 si è svolto a Bologna il Diciottesimo Congresso della Uil. Lo slogan è “Più diritti, meno diseguaglianze – colmiamo il vuoto”. Si teorizza il passaggio dal sindacato dei cittadini al sindacato delle persone, all’insegna dell’allargamento della rappresentanza sindacale confederale a quanti non possono riconoscersi pienamente come lavoratori e cittadini a causa della loro condizione di precarietà, irregolarità, marginalità, offrendo alla solidarietà una prospettiva più ampia ed inclusiva con il respiro di un nuovo umanesimo.

Il sindacato si apre ai giovani e raccoglie la sfida delle nuove tecnologie, con l’obiettivo di farne uno strumento di riduzione anziché di esaltazione delle diseguaglianze. La piattaforma digitale Terzo Millennio è al servizio di questi obiettivi. La UIL promuove una nuova azione rivendicativa e riformista, confermando l’autonomia e indipendenza dai partiti e al tempo stesso il carattere di soggetto che produce azione politica del sindacato confederale.

Il nuovo Consiglio Confederale nazionale, convocato al termine del Congresso, ha rieletto all’unanimità Pierpaolo Bombardieri Segretario Generale della UIL, e, su proposta del neo-eletto segretario, ha confermato nella Segreteria nazionale Tiziana Bocchi, Domenico Proietti, Emanuele Ronzoni, Ivana Veronese e, come Tesoriere, Benedetto Attili.