È trascorso qualche giorno dalla sua sospensione e la buona notizia è che non sembra all’ordine del giorno la sua riattivazione. Si tratta del programma “Model Capability Initiative” di Meta, interrotto a fine giugno a seguito di un incidente che ha esposto dati sensibili raccolti dal programma.
Di cosa si trattava? In sostanza i dipendenti di Meta erano obbligati ad auto registrare l’intera giornata lavorativa per addestrare un modello che a breve avrebbe li avrebbe sostituiti. Cioè, uomini e donne costretti a monitorare clic, sequenze di tasti, movimenti del mouse e contenuti visualizzati per insegnare alla macchina come rimpiazzare il lavoro umano. Un percorso dritto verso il licenziamento tecnologico di massa.
Intanto c’è un tema di sorveglianza sempre più invasiva sul posto di lavoro. Ma il vero quesito è: esistono limiti che non dovrebbero essere superati, anche in nome dell’innovazione tecnologica?
In Europa esistono, grazie all’AI Act.
Negli USA no, malgrado gli appelli dei pardrini mondali dell’intelligenza artificiale moderna, Geoffrey Hinton e Joshua Bengio, entrambi canadesi e sostenitori della AI safety.
Deregolamentare l’IA è uno dei bivi più pericolosi per l’umanità.