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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il pensiero della UIL e la "Carta di Padova"

La UIL condivide i principi dell’AI Act europeo e la scelta di regolamentare l’intelligenza artificiale secondo rischio, sicurezza, trasparenza, responsabilità, tutela dei diritti fondamentali e supervisione umana. È una scelta politica corretta: l’innovazione non può essere lasciata all’automatismo del mercato o alla sola forza delle grandi piattaforme.

Tuttavia, la regolazione diventa tutela effettiva solo se entra nei luoghi di lavoro, nei contratti, negli appalti, nelle filiere e nei servizi pubblici.

Perchè la Carta di Padova?

L’impatto dell’IA sul mondo del lavoro riguarda occupazione, mansioni, professionalità, salute, orari, valutazioni, salari, dati personali, libertà sindacale e dignità. La questione decisiva è chi governa l’IA, con quali obiettivi, con quali dati, con quali controlli, con quale responsabilità e con quale redistribuzione dei benefici. Dove un algoritmo influenza turni, carichi, premi, assunzioni o carriere, non siamo davanti a una semplice tecnologia: siamo davanti a potere organizzativo.

Per queste ragioni la Carta di Padova non guarda soltanto all’urgenza presente, ma assume lo sguardo lungo dei prossimi anni e della prossima generazione. Le scelte compiute oggi determineranno le opportunità, i diritti, le competenze e la qualità del lavoro delle giovani generazioni. Governare l’intelligenza artificiale significa quindi assumersi una responsabilità verso il futuro del Paese, orientando la transizione con equità, lungimiranza e giustizia sociale.

L’IA va governata oggi sapendo che i suoi effetti matureranno nel tempo: cambieranno competenze, mestieri, servizi, diritti, modelli produttivi, relazioni sociali e perfino il modo in cui le persone si informano, apprendono e decidono. Serve quindi una capacità di previsione democratica: leggere traiettorie e prospettive, monitorare gli impatti reali, pianificare indirizzi pubblici e contrattuali, correggere per tempo gli squilibri, evitare che le disuguaglianze diventino strutturali.

Il sindacato deve essere protagonista di questa programmazione, non per inseguire la tecnologia quando i suoi effetti sono già prodotti, ma per orientarne lo sviluppo prima che le conseguenze economiche, occupazionali e sociali si consolidino.

L’IA deve assistere e potenziare il lavoro umano, non sostituire la persona come centro della decisione. Deve liberare dalla fatica, dall’insicurezza, dalla ripetitività e dall’esposizione al rischio; non deve cancellare dignità, competenza, autonomia professionale, responsabilità e rappresentanza. Il pensiero critico resta indispensabile: nessuna decisione che incide sulla vita, sul reddito, sulla salute o sui diritti delle persone può essere delegata passivamente a un sistema automatizzato.

L’intelligenza artificiale può essere anche una straordinaria leva per la salute e la qualità della vita: prevenzione degli infortuni, diagnosi più tempestive, assistenza sociosanitaria, sostegno alla disabilità, riduzione dei lavori gravosi, servizi pubblici più accessibili e personalizzati. Ma proprio perché può incidere su aspetti essenziali dell’esistenza, deve essere trasparente, verificabile, sicura, non discriminatoria e sempre sottoposta a responsabilità umana.

Lo sviluppo dell’IA deve essere imperniato sulla sostenibilità sociale. Ogni investimento, incentivo, appalto o infrastruttura deve essere valutato anche per l’effetto che produce su buona occupazione, formazione, sicurezza, tutela dei dati, coesione territoriale, parità, redistribuzione del valore e impatto ambientale.

La Carta di Padova rivendica la centralità delle Organizzazioni Sindacali in questi processi e afferma una direzione netta: non subire la transizione, ma conoscerla, orientarla, contrattarla e redistribuirla. Il lavoro umano non deve essere il costo dell’innovazione: deve esserne il centro democratico.