Intelligenza artificiale e futuro del lavoro nel Rapporto del World Economic Forum: crescono i «compiti» svolti dalle macchine, ma il saldo occupazionale resta positivo
Secondo la recente analisi del World Economic Forum sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul Futuro del lavoro», a fronte di una complessiva ridefinizione dei contenuti e della organizzazione del lavoro, che implicherà nei prossimi cinque anni processi di creazione, sostituzione o riconversione per oltre un quarto delle professioni attuali, si stima entro il 2030 un saldo occupazionale globale positivo di +78 milioni di occupati, per effetto della creazione di 170 milioni di nuovi posti, a fronte di 92 milioni di posti sostituiti o ridimensionati.
L’attenzione del Rapporto, tuttavia, al di là della ineludibile questione se l’IA creerà o distruggerà lavoro, si concentra su quali lavori cresceranno, quali arretreranno e come sarà governato il passaggio tra i due, spostando pertanto l’attenzione sulla riallocazione della domanda di lavoro tra mansioni, qualifiche e profili professionali, ovvero sui processi organizzativi e gestionali e sugli interventi formativi che dovranno necessariamente accompagnare tale «rivoluzione»: se la transizione può infatti aumentare l’occupazione complessiva, al tempo stesso essa può generare costi elevati per i lavoratori collocati nei ruoli più esposti alla «sostituzione». Ciò significa che l’Intelligenza Artificiale può generare nuova domanda di lavoro, ma non necessariamente negli stessi settori, territori e profili colpiti dalla sostituzione. Il tema, anche sotto il profilo sindacale, non è dunque soltanto “quanti” posti ci saranno, ma quello di individuare strumenti e percorsi affinché i lavoratori dei ruoli in declino possano spostarsi verso le nuove occupazioni senza perdita di reddito, continuità e qualificazione.
La trasformazione riguarda prima di tutto il contenuto ed il contributo dell’uomo e delle tecnologie nei processi produttivi: sotto tale aspetto si rileva uno dei risultati più interessanti del Rapporto, ovvero il fatto che, nel breve-medio periodo, ovvero entro il 2030, si ridurranno i compiti svolti interamente (o prevalentemente) dall’uomo, che scenderebbero dal 47% attuale al 33% entro il 2030. Contestualmente i compiti lavorativi realizzati interamente (o prevalentemente) da macchine passeranno dal 22% al 33%, così come si prevede una crescita, seppur più contenuta, di quelli svolti in collaborazione uomo-macchina (dal 30% attuale al 34% entro il 2030).
La domanda di lavoro tenderà a spostarsi verso profili digitali e tecnico-specialistici, mentre arretreranno le mansioni amministrative e ripetitive. Tra le professioni in crescita il WEF indica specialisti di Big Data, ingegneri FinTech, specialisti di IA e Machine Learning, sviluppatori software e applicazioni, specialisti di cybersecurity e data warehousing. Tra quelle in declino compaiono invece addetti all’inserimento dati, cassieri e addetti alla biglietteria, impiegati dei servizi postali, assistenti amministrativi e segretari esecutivi.
Secondo il WEF, entro il 2030 ben sei lavoratori su dieci avranno bisogno di aggiornamento o riqualificazione: di questi, 29 per aggiornarsi nel ruolo attuale e 19 per riqualificarsi o ricollocarsi internamente (con rischio di demansionamento), mentre 11 risultano a rischio di non poter ricevere la formazione necessaria, risultando pertanto maggiormente esposti a licenziamento.
Per quanto riguarda le strategie aziendali previste dai Manager e dai CEO in risposta alla transizione dell’IA, tutti concordano nel riconoscere centralità alla componente del lavoro: l’85% delle imprese considera infatti prioritario il rafforzamento/aggiornamento della forza lavoro nel ruolo attualmente ricoperto; il 70% prevede l’assunzione di personale con nuove competenze e il 64% considera l’investimento sul benessere dei lavoratori ad alta specializzazione una strategia necessaria per fidelizzare/trattenere tale irrinunciabile componente, molto richiesta sul mercato; infine, il 50% prevede il trasferimento del personale da ruoli in declino occupazionale a ruoli in crescita, sempre grazie a rilevanti interventi di riqualificazione professionale (reskilling). Ciò appare tanto più importante considerando che il 63% dei Manager/CEO delle grandi imprese difficoltà nel trovare lavoratori con le competenze necessarie per implementare l’AI nei processi produttivi e organizzativi e che, sul fronte opposto, oltre 4 su 10 prevedono riduzioni di personale, in particolare per quei profili dedicati a mansioni standardizzate e/o ripetitive, agevolmente automatizzabili/sostituibili attraverso l’implementazione di strumenti di IA.

