Metalmeccanica e automotive i settori più colpiti
In Italia il dibattito pubblico in merito alle dimensioni, caratteristiche e dinamiche della Cassa Integrazione Guadagni – principale ammortizzatore sociale a sostegno dei lavoratori dipendenti nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa nonché indicatore di riferimento dello stato di salute del sistema economico-produttivo del Paese – appare ancora del tutto insufficiente. Al di là dei costi necessari a sostenere tale strumento, stimati per il 2024 in 1,1 miliardi di euro, negli ultimi anni si rileva una forte crescita delle ore erogate, che hanno superato nel 2025 i 534 milioni, con una crescita del 7,4% rispetto al 2024 e del 33,3% sul 2023. Si tratta di un numero particolarmente rilevante, corrispondente a 300 mila Unità di Lavoro a tempo pieno, ma che nella realtà coinvolge una platea di lavoratori presumibilmente non inferiore a 450 mila unità (in larga misura contabilizzate dalle statistiche ufficiali all’interno della platea degli occupati).
Se il ricorso alla Cassa Integrazione rappresenta un indicatore significativo dello stato di salute del sistema produttivo, il quadro che ne emerge risulta tutt’altro che incoraggiante: la crescita osservata a livello complessivo, infatti, è trainata dalla Cassa Integrazione Straordinaria, che può essere richiesta per ristrutturazione, riorganizzazione e riconversione aziendale, nonché per crisi aziendali di particolare rilevanza sociale. Nel 2025 le ore autorizzate per tale intervento sono infatti aumentate del 48,7% rispetto al 2024 (da 167,7 a 249,4 milioni di ore), laddove la CIG ordinaria segnala un flessione del 13,2% (da 328,1 a 284,9 milioni di ore), che trova riscontro anche in riferimento alla CIG in deroga (-79,9%, da 2,2 milioni a circa 400 mila ore).
Quanto osservato livello complessivo trova rincontro anche a livello territoriale: al Nord, così come al Centro e al Sud la crescita delle ore di Cassa Integrazione complessivamente erogate, pari, rispettivamente, al +2,1%, al +17,2% e al +14,1%, riflette infatti l’incremento della «componente» straordinaria accompagnata dalla flessione di quella ordinaria e in deroga. Nonostante la variazione riscontrata, è ancora nelle regioni del Nord, dove hanno sede i più importanti distretti industriali del Paese, che si ricorre con maggiore frequenza il ricorso alla CIG: nel 2025 al Nord si contano infatti quasi 31 ore annue di CIG per lavoratore dipendente, a fronte di 25,7 al Centro e di 25 ore per occupato al Sud.
Limitando l’attenzione alla sola CIG straordinaria i dati mostrano come il settore a riscontrare le maggiori difficoltà sia quello metalmeccanico e dell’automotive, che da solo, con quasi 138 milioni di ore, concentra il 55,3% del totale. La crisi di tale settore è ormai nota e rappresenta un tema complesso, in quanto si lega a fenomeni globali di competitività ed alle scelte di politica industriale dei diversi Paesi: il recupero di competitività dei sistemi industriali, visto il ruolo determinante per la competitività e la capacità di ricerca e innovazione del Paese, nonché visto il ruolo giocato in termini occupazionali, impongono infatti un’idea e una visione a medio-lungo termine del Paese accompagnata da risposte e strumenti, che soltanto l’attore pubblico è potenzialmente in grado di attivare.
Anche il comparto tessile e quello dell’ICT, telecomunicazioni e media evidenziano profonde sofferenze: nel 2025 le ore di Cassa Integrazione straordinaria concesse in questi settori risultano pari, rispettivamente, a 25,7 e 20,8 milioni, vale a dire il 10,3% e l’8,3% del totale concesso. Anche in questo caso si tratta di settori rilevanti per l’economia nazionale e per la competitività del sistema-Paese, che devono essere collocati all’interno di una strategia complessiva, tanto più all’interno di uno scenario globale caratterizzato da forte incertezza e da politiche commerciali continuativamente ridefinite (si pensi allo strumento dei dazi ormai largamente utilizzato e corretto in chiave «congiunturale»).
Sempre considerando la sola componente della CIG straordinaria, il confronto con il 2024 segnala andamenti eterogenei: in termini relativi l’incremento più significativo si registra nell’ICT (+305,7% e +15,6 milioni di ore), laddove automotive e tessile riportano variazioni pari, rispettivamente, al +54% e al +46% (+48,3 e +8,1 milioni di ore). Tra i settori che fanno maggiore ricorso a tale strumento, risultano in crescita anche l’edilizia (+77,1%) e il chimico-farmaceutico, gomma e plastica (+77,1% e +42,7%). Sul fronte opposto, diversi settori evidenziano andamenti di segno opposto, che raggiungono il -23,1% e il -22,4% nel caso del turismo e dei servizi alle imprese, laddove la flessione meno marcata si osserva nei trasporti e logistica (3,5%, da 11,7 a 11,3 milioni di ore).

