La fotografia economica dell’Italia a maggio 2026 — appena tracciata dai dati provvisori dell’Istat e dal fresco Rapporto Annuale 2026 — mostra un quadro a due velocità. Se da un lato il mercato del lavoro continua a registrare numeri storicamente positivi sul fronte dei contratti, dall’altro una nuova fiammata dei prezzi sta stringendo la morsa sul potere d’acquisto reale delle famiglie.
Ecco i tre nodi cruciali per capire l’attuale situazione.
1. L’Inflazione a Maggio 2026: Una Nuova Accelerazione
Dopo una fase di relativa stabilità, l’indice dei prezzi al consumo (NIC) ha registrato a maggio 2026 un’accelerazione, salendo al +3,2% su base annua (rispetto al +2,7% di aprile).
- I fattori scatenanti: A spingere i prezzi sono soprattutto i beni energetici (che hanno invertito la rotta tornando in forte territorio positivo) e i servizi legati ai trasporti e alla cura della persona.
- La nota parzialmente positiva: Il cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, per la cura della casa e della persona) è rimasto stabile al +2,3%, offrendo un minimo di stabilità sui beni di primissima necessità, mentre l’inflazione di fondo (al netto di energia e alimentari freschi) sale leggermente all’1,8%.
2. Il Paradosso del Lavoro: Record di Occupazione, ma…
Il mercato del lavoro italiano vive una fase d’espansione numerica impressionante ma strutturalmente fragile. Il tasso di disoccupazione è sceso a livelli record, attestandosi al 5,2% (dati di primavera 2026), e il tasso di occupazione ha superato il 62,5%. Tuttavia, l’Istat evidenzia forti criticità:
- Lavoro vulnerabile: Circa il 17% degli occupati (oltre 4 milioni di persone) si trova in una condizione di precarietà lavorativa, intrappolato in contratti a termine o part-time involontario.
- Invecchiamento attivo: La crescita dell’occupazione è trainata quasi interamente dalla fascia over 50. Più del 42% dei lavoratori italiani ha oggi superato i cinquant’anni, un fattore che rallenta il ricambio generazionale.
3. Il Potere d’Acquisto: Gli Stipendi Reali Mancano all’Appello
È qui che si consuma il cortocircuito economico. Nonostante le retribuzioni contrattuali nominali stiano crescendo (con un +2,4% registrato su base annua a inizio 2026), questa crescita non basta a coprire i danni inflazionistici accumulati negli ultimi anni.
Il dato chiave dell’Istat: A causa del picco inflazionistico degli anni passati, i salari reali (ovvero il potere d’acquisto effettivo) sono ancora più bassi dell’8,6% rispetto ai livelli del 2019.
In parole povere: anche se in busta paga la cifra numerica è leggermente più alta, il lavoratore medio italiano riesce a comprare quasi il 9% in meno di beni e servizi rispetto a prima della pandemia. Il rischio evidenziato per il prosieguo del 2026 è proprio un nuovo “sorpasso” dell’inflazione (ora al 3,2%) sulla crescita degli stipendi, che rischia di allargare la fascia della povertà lavorativa.